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martedì 21 ottobre 2025

La salvezza in una mossa

Pierpaolo Lio 
La top model, l'ex e la lama alla gola

Corriere della Sera, 21 ottobre 2025

MILANO «Finalmente sono riuscita a far uscire da casa Luigi». È la mossa che — probabilmente — le salva la vita. Perché quando lui s’affaccia sul pianerottolo per fumarsi una sigaretta, lei gli sbarra alle spalle la porta di casa. Scrive il messaggino a un amico. Che la richiama subito. Si fa raccontare quella mattinata di minacce (anche con un coltello da cucina), e di terrore. Al telefono, l’amico sente suonare ossessivamente il campanello. E il tonfo di pugni e calci che Luigi scarica contro la porta. Per questo allerta il 112.

Lui, Luigi M., 31enne, è arrestato in flagranza per atti persecutori e lesioni, e portato in carcere. Ha diversi precedenti: per ricettazione, detenzione abusiva di armi, droga. Lei, brasiliana 49enne, è stata top model di una delle più celebri maison d’alta moda. Sono le 10.30 di giovedì scorso, a neanche due giorni dal femminicidio di Pamela Genini in via Iglesias, quando una Volante sfreccia verso un palazzo in zona Navigli, a Milano. I poliziotti entrano e fermano l’aggressore mentre cerca di nascondersi. Lei viene accompagnata in ospedale. Prognosi: 25 giorni. Distrazione dell’ottava costola sinistra, contusioni multiple, lividi, stato di choc.

Farà denuncia. Racconterà che lui ha dormito da lei la notte prima. E al mattino, è scoppiata la lite. «Sei indegna». «Smettila di prendermi in giro put...a». Poi quel coltello, afferrato in casa: «Ti sgozzo, oggi t’ammazzo davvero»; «Ti apro il cranio»; «Ti accoltello». «Era a un paio di metri da me — ricorderà lei — e lo ha brandito in maniera minacciosa agitandolo all’altezza del mio viso, minacciandomi di morte. Ho seriamente creduto potesse farlo». Non era la prima volta. Tanto che il giorno prima dell’arrivo dei poliziotti, aveva un appuntamento con un centro anti violenza. «Ma non ci sono potuta andare perché Luigi era in casa». Addosso aveva ancora i segni dell’aggressione della settimana precedente. «Mi ha spinto. Mi ha tirato i capelli. Mi ha colpito più volte con forti pugni sulle spalle e sulle braccia. Mi trovavo chiusa in un angolo. Non potevo scappare», spiegherà. «Ha continuato a picchiarmi fino a farmi cadere. Anche lì non si è fermato. Ha cercato di strangolarmi. Non potevo in alcun modo scappare. Ero terrorizzata. Impietrita. Ho seriamente pensato che in quel momento mi avrebbe uccisa».

I due si erano conosciuti a fine luglio. Quando lui, operaio al lavoro nel palazzo, la ferma e le chiede il numero. L’amicizia si trasforma in relavedrai zione. Ma iniziano i problemi. «Verso la fine di agosto Luigi ha cominciato a manifestare gelosia nei miei confronti, ponendo in essere un comportamento controllante. Voleva sapere tutto delle persone che frequentavo. Voleva che gli facessi vedere i messaggi che ricevevo e che gli facessi ascoltare le mie telefonate. Se mi opponevo alle sue richieste lui si arrabbiava».

Litigi, insulti, botte. La sparizione di un mazzo di chiavi di casa, e di soldi dal conto (40 bonifici fatti da lui per 13mila euro, altri tremila prelevati). Le raffiche di messaggi. «Ora il mio diavolo». «Tu mi stai rovinando la mia vita, io ora distruggo la tua». Scoppi d’ira, seguiti dalle scuse. Di continuo. Un giorno minaccia di bruciarle l’auto. «Ho temuto che potesse farlo davvero e che potesse anche farmi del male, dato che in un messaggio ha anche scritto “se continui ti do fuoco io a te, smettila di prendermi in giro”».

Per la gip Lidia Castellucci, che ha convalidato l’arresto del 31enne e disposto il carcere, i comportamenti di lui rappresentano «un’escalation pericolosa» che ha causato «un perdurante e grave stato di ansia» nella vittima che «ha temuto seriamente per la propria incolumità, essendo stata colpita violentemente e minacciata con un coltello, tanto da rivolgersi a un centro anti violenza».

I pugni sulla porta L’aggressore è uscito sul pianerottolo, lei lo ha chiuso fuori e ha chiesto aiuto

Le violenze L’arresto convalidato, l’uomo è in carcere L’atto del gip: pericolosa escalation

lunedì 20 ottobre 2025

Un nome su un pullman

Alfio Sciacca
"Ha risposto in lacrime. Rintracciarla è stata dura. Quei sette minuti 
mi sono sembrati ore"
Corriere della Sera, 20 ottobre 2025

«Sono anche padre di due figli e questo ti porta a immedesimarti ancor di più di fronte a una ragazza terrorizzata che non faceva che piangere». La voce che al telefono, per sette interminabili minuti, ha sorretto la 19enne perseguitata dal suo ex ha il volto dell’assistente capo Andrea Milioni, 37 anni, dei quali 16 in Polizia.

Quali sono state le maggiori difficoltà?

«Avevamo solo la segnalazione di un nome su un pullman. Solo quando nel nostro sistema abbiamo trovato il numero di una donna che poteva coincidere con la 19enne ci abbiamo provato. Ma ho capito subito. Chi risponderebbe a un numero sconosciuto in lacrime? L’altro scoglio è stato rintracciarla. Lei non conosce la città e solo quando ha parlato di un ippodromo ho capito».

E poi?

«Le ho detto di non parlare fino a quando non vedeva una rotonda. Quando mi ha detto “ci sono” ho fatto intervenire le volanti».

Perché sul pullman lui stava a distanza?

«Penso per non destare sospetti. Se gli altri passeggeri l’avessero visto accanto a una ragazza che piangeva magari sarebbero intervenuti».

Lei all’inizio non voleva denunciarlo.

«Ma solo per paura. Diceva “non denuncio nulla”. “Ti prego no”. Ma poi si è convinta»

E all’arrivo dei suoi colleghi?

«È esplosa in un pianto liberatorio e ha abbracciato la collega Fiammetta Morelli» Cosa ha provato in quel momento?

«Un senso di liberazione. Erano passati sette minuti, ma mi sembravano ore».

Si era già trovato in situazioni simili?

«Ho affrontato altri casi alle Volanti, ma quando c’è il contatto fisico è più facile. Al telefono è decisivo saper infondere fiducia».

Ha incontrato la ragazza?

«No. Avrei voluto, ma non è stato ancora possibile. Non escludo di farlo nei prossimi giorni, mi farebbe tanto piacere».


Picchiata dall’ex, poi salgono sul bus La 19enne salvata dal blitz della polizia Ma lui è già libero

Varese, la drammatica telefonata con gli agenti Fontana: dal giudice una decisione assurda

«Sei da sola? C’è lui? Rispondi solo sì o no». Comincia così il serrato dialogo tra un poliziotto della Centrale operativa della Questura di Varese e una ragazza di 19 anni perseguitata dal suo ex, che grazie al tempestivo intervento della polizia è stato arrestato. Anche se dopo due giorni il Gip ne ha deciso la scarcerazione, con il solo divieto di avvicinamento. Forse l’unica nota stonata in una storia in cui, una volta tanto, non si arriva quando ormai è troppo tardi.

Sono le 19 di martedì, appena alcune ore prima che a Milano inizi il calvario di Pamela Genini. La 19enne e il suo ex, un uomo di 45 anni, salgono assieme su un pullman extraurbano. Lui poco prima l’ha aggredita a calci e pugni proprio alla fermata dei bus, poi l’ha costretta a seguirlo. Lei è terrorizzata. Ma questa volta chi ha visto non si gira dall’altra parte. A chiamare il 112 è infatti un conoscente della ragazza che segnala anche dove è diretto l’autobus sul quale sono appena saliti.

Dal nome della ragazza la polizia risale al suo cellulare. L’agente di turno in Centrale, Andrea Milioni, compone il numero e all’altro capo risponde una voce rotta dal pianto. Non ci sono dubbi: è lei. Comincia così un dialogo, durato sette minuti, per capire dove si trovi il pullman. L’uomo che la perseguita è in piedi a poche file di distanza. La 19enne non può parlare esplicitamente per paura che lui capisca. Risponde a monosillabi. L’agente continua a fare domande e quando la ragazza dice di vedere dal finestrino un ippodromo il poliziotto capisce dove inviare le volanti.

Sono minuti che sembrano interminabili. La ragazza è come paralizzata. Continua a piangere e smozzicare poche parole. L’agente cerca di tranquillizzarla e di conquistarne la fiducia. «Il pullman e alla rotonda. I colleghi stanno arrivando. Stai tranquilla, rimango io al telefono». La rassicura: «Adesso ci sono i colleghi. C’è anche una donna. Non la vedere come una poliziotta. È una tua amica. Ti daranno una mano. Sono volati per te. Stai tranquilla». E ancora: «Noi stiamo facendo di tutto per te. Però mi devi promettere una cosa. Dopo devi dirle tutto. Me lo prometti? Ti fidi di me?» «Sì», sussurra lei. «Noi sappiamo tutto — la rincuora l’agente —. Sappiamo che ti ha aggredita e altre persone l’hanno visto. Però se tu vuoi essere aiutata devi fare una piccola cosa: devi dire tutto ai miei colleghi quando siete in ufficio».

Qualche minuto dopo gli agenti bloccano il pullman e salgono a bordo. La ragazza in lacrime abbraccia la poliziotta e le dice «grazie», mentre i colleghi fermano il 45enne. In ospedale la 19enne (con una prognosi di 7 giorni) racconta tutto, presentando formale denuncia. Lo aveva già fatto a giugno per atti persecutori e revenge porn dopo che aveva postato delle sue foto intime.

L’uomo, con precedenti per droga, viene fermato e trasferito in carcere. Ma due giorni fa il Gip di Varese, Alessandro Chionna, nel convalidare il fermo lo ha rimesso in libertà. Per lui ha disposto solo l’unica misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 500 metri. Neanche il braccialetto elettronico. Una scelta molto discutibile che ha suscitato l’immediata reazione del governatore della Lombardia Attilio Fontana: «È assurdo che l’aggressore sia già stato rimesso in libertà».