sabato 12 luglio 2014

Israele e Palestina: il momento dei guerrafondai faciloni

Quel fascista che è tra noi

Ho scritto “Quel che fascista che è tra noi”. Avrei potuto anche scrivere “Quel fascista che è in noi”. Certo non stiamo parlando del fascismo storico che è irripetibile per definizione. Parliamo di un fascismo elevato a modello ideale. Di cosa? Della passione per la guerra: una guerra vista come manifestazione cruciale della vita. Molti di noi non oserebbero far propria senza esitare un'idea simile con ciò che ne deriva. E allora non arrivano a formulare con chiarezza i discorsi che si trovano in autori di pur varia ispirazione come Ernst Junger e Elias Canetti. Vediamo:
Che cosa avevano dunque fatto i peruviani agli spagnoli? A buon intenditore, le corone delle foreste vergini che ondeggiano oggi sulle rovine dei loro templi solari canteranno la risposta. E' il canto della vita che si autodivora. Vivere è la stessa cosa che uccidere.
Questo è Junger, La guerra come esperienza interiore.
C'è poi Canetti:
L’istante del sopravvivere è l’istante della potenza. […] ogni desiderio umano di immortalità reca in sé la brama di sopravvivere. L'uomo non vuole soltanto esserci sempre; egli vuole continuare ad esserci, quando gli altri non ci siano più […] La forma più bassa del sopravvivere consiste nell’uccidere. […] Chiunque sia stato in guerra conosce questa sensazione di superiorità sui morti.
Il testo da cui sono tratte queste frasi è Massa e potere.
Poi mi guardo intorno, rifaccio mente locale, ripenso a tutto quello che ho sentito dire da anonimi spettatori del conflitto tra Israele e Hamas e scopro la violenza che si nasconde in tante affermazioni dettate dal rifiuto della barbarie altrui: gli ebrei stanno compiendo un genocidio; Hamas viene ripagata con la sua stessa moneta, chi è causa del suo mal pianga se stesso (il concetto è questo, anche se viene espresso in modo più piatto). Ha scritto Claudio Vercelli:
No, proprio non ce la faccio a scaricare, come molti guerrafondai con le pantofole ai piedi, le mie tensioni. Usando il web, e i social network, per insozzare ancora di più quello che di tragico si sta, per l'ennesima volta, srotolando sotto i nostri piedi. Leggo una fiera dei luoghi comuni. Angoscia e sangue lo mettono gli altri, intanto. Tutto va trascinato nel polverone, in una guerra figurata che scimmiotta quella in corso.
Ecco. Siamo alla guerra figurata e, per chi è impegnato nello scontro a colpi di argomenti pretestuosi, la possibilità di capirci qualcosa è prossima allo zero. Se si cerca di osservare i fatti più da vicino, si scoprono aspetti e ipotesi attendibili che non hanno molto a che vedere con una visione manichea. Eppure, si sa, il fascista che è in noi, ha bisogno di pensare che tutte le ragioni stiano di qua, tutti i torti di là. Altrimenti come fa a coltivare tranquillamente l'idea della morte altrui? Per questo non sono riuscito su Facebook ad attirare l'attenzione dei lettori su analisi più meditate e distaccate del conflitto. Non è detto per esempio che l'uccisione dei tre giovani seminaristi israeliani sia stata compiuta da Hamas:
In questa vicenda è venuta in piena luce la crisi di Hamas, che ha perso il controllo di centinaia di gruppuscoli jihadisti o financo “lupi solitari” che agiscono in proprio ma sono in grado di condizionare le agende altrui, Israele incluso.
L’atroce uccisione di Eyal Yifrah, Gilad Shaar e Naftali Fraenkel è stata subito attribuita da Netanyahu a Hamas. Quanto meno, è una semplificazione. A compiere quel crimine sono probabilmente stati alcuni killer della tribù dei Qawasameh, basata a Hebron, che si dedica da tempo a compiere attentati per screditare la leadership di Hamas ogni volta che questa cerca di costruirsi una qualche legittimità internazionale. Una scheggia, non un referente militare della peraltro divisa leadership di Gaza.
(Lucio Caracciolo)
Non è neppure detto che Israele abbia interesse a invadere la striscia di Gaza, come pure minaccia di fare. Per ora si limita a bombardare e così facendo colpisce i civili, mentre i dirigenti di Hamas e la stessa struttura militare si trovano al riparo nei bunker sotto terra. Si potrebbe continuare a lungo. Quello che sta accadendo sotto le apparenze della ripetizione è in gran parte nuovo e gli esiti della crisi appaiono incerti. Una vittoria militare di Israele non sarebbe risolutiva, e anche la prevedibile resistenza di Hamas rappresenterebbe solo una boccata di ossigeno per un movimento che non ha davanti a sé un futuro radioso in questa congiuntura, vista la disgrazia dei Fratelli Musulmani in Egitto e l'ascesa del Califfo nero all'orizzonte, per non parlare che dello scenario regionale più prossimo. Insomma i guerrafondai faciloni che passano il tempo a spararle grosse possono fregarsi le mani, per loro ci sarà sempre materia buona per speculare. E la ragione analitica avrà ugualmente molto da fare, nel suo angolo. Dio fa impazzire quelli che vuol perdere. Cerchiamo di non perdere la testa, è la cosa più preziosa che abbiamo, a parte il cuore. 

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Bruno Maida  

Indipendentemente dalle idee che si possono avere su ciò che sta accadendo in questi giorni e in queste ore a Gaza e in Israele, l'uso delle immagini dei bambini che viene fatta - e che non ha nulla a che fare con un presunto diritto di cronaca bensì con l'abuso dell'infanzia, cioè della sua immagine - è semplicemente vergognoso. Non solo perché probabilmente una parte delle immagini sono semplicemente di altri tempi e di altri contesti (ma è discorso che qui non interessa affatto e non ne cambia di una virgola il senso, casomai fa notare l'iterazione di una retorica sempre uguale), ma soprattutto perché chi le posta è in realtà del tutto disinteressato a quei bambini in carne e ossa, non si domanda chi siano, ma in modo del tutto cinico ne fa un uso politico e interessato, cercando di spostare il piano dal ragionamento alla commozione, anzi cercando di cancellare ogni forma di discussione per sedersi comodamente dalla parte della ragione. (13 luglio 2014)