mercoledì 6 marzo 2013

Il Pd visto con gli occhi del transfuga grillino

Paolo Natale è autore con Roberto Biorcio del volume Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo (Feltrinelli). L'aspetto interessante dell'interpretazione offerta dai due studiosi sta nella valutazione positiva del fenomeno. E' quanto si ricava tra l'altro da un'intervista di Roberto Biorcio a Reset:

"Grillo è riuscito a trasformare la sfiducia in impegno civico. Bisogna capire come evolverà, perché non è affatto semplice come esperienza, però Grillo ha fatto un’operazione opposta a quella dei populisti.
Eppure in molti gli danno del populista?
Questi ultimi in Europa sono riusciti a trasformare un elettorato moderato in una forma di estremismo di destra, vedi la Lega che negli anni Novanta era molto più al centro e ora molto più a destra. Lo stesso che è capitato in Austria con Haider e in Svizzera con Blocher che aveva un partito popolare e ora fa i referendum contro le moschee. Ecco, Grillo fa un’operazione opposta. Lui parte dalla grande sfiducia che si ampliata moltissimo con la caduta del governo Berlusconi, è riuscito a trasformare un’insoddisfazione che era quella verso i partiti di sinistra e di destra in una forma di mobilitazione".

I due studiosi poi non vedono nel movimento 5 stelle solo una fiammata provvisoria. Il fenomeno secondo loro ha anche dalla sua solidi fondamenti di natura strutturale, per esempio nella capacità di infrangere una visione troppo stereotipata della realtà economica. Per questo è utile vedere che cosa secondo Paolo Natale dovrebbe fare il Pd per raccogliere la sfida.

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Paolo Natale, Qualche consiglio ai dem, per non perdere ancora
Europa, 6 marzo 2013

...quali sono i desideri di questi traditori dell’ultima ora? Quali le cose che si aspettano nel prossimo futuro per tornare sui loro passi? Facciamone un breve elenco, una specie di piccolo decalogo delle aspettative inevase, che hanno prodotto questo voltafaccia per la maggior parte dei casi in favore del movimento di Grillo.
Pronunciare parole chiare sui costi della politica. Niente sfumature, niente difese (magari anche corrette nel profondo) del finanziamento pubblico dei partiti, degli stipendi ai parlamentari, niente deroghe sulla vecchia classe politica che non vuole andarsene dal parlamento. I padri e le madri nobili certo devono esserci, ma possono anche stare a casa a parlare, a discutere, a pungolare il partito.
Dare indicazioni precise sul piano occupazionale che si vuole proporre, con cifre plausibili, con scadenze specifiche, non certo con numeri a caso, ma con un percorso cui ci si possa credere, cui ci si possa appassionare, come una meta da raggiungere nei prossimi 3-4 anni. E fuori dai tradizionali recinti del sindacato, che possa parlare ai giovani e ridare loro fiducia nel futuro.
Fare riferimento ad un nuovo mondo ambientale. D’accordo sulla green economy, ma non citata così, un po’ genericamente, bensì con attenzione ai comportamenti quotidiani, a dettagliati piani di risparmio energetico, alla tutela del paese e delle opere d’arte, alla trasformazione delle coscienze, al sentimento di appartenenza all’Italia.
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Maggior attenzione alla scuola e alla cultura, anche in questo caso avvalendosi di un piano concreto e con una visione chiara dei rapporti che devono intercorrere tra il mondo dello studio e quello del lavoro, che possa comportare proposte in cui i giovani possano credere e in cui le aziende ci si possano ritrovare. Con un ritrovato afflato europeo: cosa deve diventare l’Italia nel mondo?
Infine, ultimo ma non ultimo, e fin troppo facile: ricambio generazionale.
Se almeno 3 o 4 di questi punti verranno ben veicolati, in una comunicazione non così asfittica come spesso è capitato di vedere negli ultimi anni, è possibile che il Pd possa rivedere la luce. I temporanei traditori forse torneranno e, soprattutto, non mi capiterà più di sbagliare le mie previsioni di voto. Un piccolo regalo anche per me.